🎬 La scena al centro del progetto
Fin dall’inizio del suo percorso, Favetta si è reso conto che la parte che lo affascinava di più dell’architettura non era quella strutturale, ma quella visiva. “Avrei voluto fare il regista”, ammette. E in effetti oggi dirige come un regista: crea team, costruisce narrazioni, lavora sulla scenografia dello spazio.
Negli anni ’90 si afferma nel mondo del retail, un settore che lo mette in dialogo diretto con marketing e comunicazione. È qui che inizia a sviluppare l’idea di un design narrativo, dove la progettazione serve a comunicare un’identità di marca, un messaggio, un’emozione. Non storytelling, dice, ma narrazione—pensata come strumento di marketing e di posizionamento culturale.
🌬️ Un teatro nel vento: Baku come manifesto
Un esempio lampante di questo approccio è l’auditorium progettato a Baku. Favetta racconta la città attraverso il suo vento, metafora potente della cultura azera. Le onde sonore si fondono con linee fluide e dinamiche: architettura come simbolo, spazio come racconto. “Il cliente si è innamorato del concept prima ancora di vedere i disegni”, racconta.
🛠 Tecnologia emotiva e AI come alleato creativo
Per Favetta, la tecnologia è un mezzo per creare atmosfera, non solo efficienza. Preferisce un uso “soft”, quasi misterioso: giochi di luce, materiali che evocano sensazioni, strumenti digitali per creare emozioni. Anche l’intelligenza artificiale entra nel processo, non come automatismo, ma come “amico fedele” per sviluppare nuove idee.
🌱 Sostenibilità sì, ma senza ideologia
Favetta considera la sostenibilità un dovere, ma non il cuore del suo lavoro. “A volte può diventare un limite creativo”, afferma. La applica con intelligenza e rispetto, ma senza farsi bloccare da una visione dogmatica: l’emozione resta centrale, sempre.
🌳🔊 Verso il futuro: natura, musica, contaminazione
Il futuro? Nuove integrazioni. Architettura e natura, ma soprattutto architettura e musica. La techno, le nuove sonorità elettroniche, lo affascinano: immagina progetti in cui il suono definisce lo spazio. Come una colonna sonora per ogni ambiente. Perché progettare, per lui, è sempre costruire una narrazione.
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