Maurizio Favetta: architetto, regista, narratore di spazi

Dalla scenografia all'interior design, un percorso tra visione visiva, comunicazione e nuove tecnologie.

🎭 Progettare come raccontare: l’architettura è una messa in scena Cosa succede quando un architetto sogna di fare il regista? Nel caso di Maurizio Favetta, accade che ogni progetto diventi un set, ogni spazio una storia. Il suo approccio al design nasce da una fascinazione visiva: l’architettura come linguaggio, il progetto come racconto. E il cliente? È lo spettatore a cui offrire un’esperienza emozionale e memorabile.

🎬 La scena al centro del progetto
Fin dall’inizio del suo percorso, Favetta si è reso conto che la parte che lo affascinava di più dell’architettura non era quella strutturale, ma quella visiva. “Avrei voluto fare il regista”, ammette. E in effetti oggi dirige come un regista: crea team, costruisce narrazioni, lavora sulla scenografia dello spazio.

Negli anni ’90 si afferma nel mondo del retail, un settore che lo mette in dialogo diretto con marketing e comunicazione. È qui che inizia a sviluppare l’idea di un design narrativo, dove la progettazione serve a comunicare un’identità di marca, un messaggio, un’emozione. Non storytelling, dice, ma narrazione—pensata come strumento di marketing e di posizionamento culturale.


🌬️ Un teatro nel vento: Baku come manifesto
Un esempio lampante di questo approccio è l’auditorium progettato a Baku. Favetta racconta la città attraverso il suo vento, metafora potente della cultura azera. Le onde sonore si fondono con linee fluide e dinamiche: architettura come simbolo, spazio come racconto. “Il cliente si è innamorato del concept prima ancora di vedere i disegni”, racconta.


🛠 Tecnologia emotiva e AI come alleato creativo
Per Favetta, la tecnologia è un mezzo per creare atmosfera, non solo efficienza. Preferisce un uso “soft”, quasi misterioso: giochi di luce, materiali che evocano sensazioni, strumenti digitali per creare emozioni. Anche l’intelligenza artificiale entra nel processo, non come automatismo, ma come “amico fedele” per sviluppare nuove idee.


🌱 Sostenibilità sì, ma senza ideologia
Favetta considera la sostenibilità un dovere, ma non il cuore del suo lavoro. “A volte può diventare un limite creativo”, afferma. La applica con intelligenza e rispetto, ma senza farsi bloccare da una visione dogmatica: l’emozione resta centrale, sempre.


🌳🔊 Verso il futuro: natura, musica, contaminazione
Il futuro? Nuove integrazioni. Architettura e natura, ma soprattutto architettura e musica. La techno, le nuove sonorità elettroniche, lo affascinano: immagina progetti in cui il suono definisce lo spazio. Come una colonna sonora per ogni ambiente. Perché progettare, per lui, è sempre costruire una narrazione.


📣 Ti sei mai sentito regista del tuo progetto?
💬 Raccontacelo nei commenti o scrivici: se c’è una storia da raccontare, noi siamo pronti a disegnarla con te.

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