Palermitana di nascita, Adriana Glaviano ha frequentato a Milano l’Accademia di Brera. Illustratrice e grafica per diletto, si dedica alla moda prima come free-lance per le testate Condé Nast poi come giornalista a Vogue Italia. Nel Gruppo Rizzoli ha lavorato ad Amica, poi a Io Donna e ad Anna come vice direttore moda. Ritorna nel gruppo Condé Nast come fashion director di Vogue Gioiello e Vogue Pelle. Nel 2008 disegna la collezione “Cala di Volpe” per il gruppo Colony di Tom Barrack. Oggi è fashion director free lance e si occupa di illustrazione, grafica ed editoria.
Lavora in pubblicità e editoria, sia in Italia che in Germania, Spagna, Giappone, Gran Bretagna e Francia. Nel 2004 fonda a Milano con altri artisti lo Studio Container, che si occupa di illustrazione, grafica, fotografia, web design, 3D. Alessandra ama acquerello e pennino a china, e realizza illustrazioni in cui la parte pittorica si unisce al digitale. Dal 2012 collabora regolarmente con il Gruppo Tod’s-Diego della Valle, con illustrazioni di moda ad acquerello. Sue sono le illustrazioni ad acquerello per il Calendario Lavazza 2015, con le fotografie di Steve Mc Curry. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui una collettiva a Milano, al Palazzo delle Stelline a Milano. Alessandra tiene regolarmente workshop di acquerello. Insieme ad altri artisti ha fondato nel 2011 IllustrAzioniincorso, che si occupa di organizzare workshop sui temi dell’editoria e dell’illustrazione, e che collabora con clienti come FAI, Fondo Ambiente Italiano e Unicef.
Calle Henzel è un artista multimediale. I suoi dipinti, collage e fotomontaggi, come risultato della prima sperimentazione tessile, sono stati tradotti in una vasta serie di disegni di tappeti. Negli anni ha coltivato uno standing indipendente e un modello di business che gli ha permesso una libertà artistica senza compromessi. Le opere di Henzel – che includono rappresentazioni audaci dello spirito del tempo della cultura giovanile, immagini che presentano nozioni di identità fragili e fluttuanti e cifre corrotte dalla bellezza e dai simboli – non lo collocano in nessun particolare movimento artistico o scuola di pensiero. Piuttosto, la sua pratica è un riflesso continuo di ciò che viene vissuto e percepito attraverso impulsi culturali soggettivi. Le caratteristiche uniche dei suoi pezzi conferiscono una qualità contemporanea e duratura al suo lavoro, fondendo l’astratto e il figurativo, spesso alla ricerca di una costante interazione tra il sublime e l’intenso. Il lavoro di Calle Henzel è stato esposto in numerose mostre personali, collettive e installazioni pubbliche in tutto il mondo. Calle Henzel ha collaborato con alcuni dei nomi più importanti dell’arte contemporanea, tra cui Helmut Lang, Juergen Teller, Marilyn Minter, Jack Pierson e Richard Prince. Insieme agli artisti Francis Bacon, Piero Dorazio e Damien Hirst, Infinito Mono di Calle Henzel è stato evidenziato tra i primi dieci tappeti disegnati da artisti da COVER (#33), la principale pubblicazione mondiale di tappeti e tessuti.
Carlo Cane è nato a Valenza, Alessandria, nel 1951. Ha completato la sua formazione artistica presso la scuola privata di Giulia Pace Zelaschi. Successivamente ha frequentato lo studio del pittore Gian Paolo Cavalli, affinando la propria tecnica coloristica. Lavora come miniaturista e orafo per diversi anni. Nel 1994 inaugura la sua prima importante mostra personale a Casale Monferrato, seguita da altre mostre collettive e personali.
Carlo Ravaioli, nato il 12 febbraio 1954 a Coccolia, da una famiglia di mezzadri, ha trascorso la sua infanzia nella fertile pianura romagnola tra Forlì e Ravenna. Crescendo tra le campagne, ha condiviso la casa con tre famiglie di fratelli, condividendo il lavoro nei campi e gli spazi comuni. Durante l’estate, aveva l’ampio territorio circostante come campo di gioco, dove poteva correre liberamente tra i dodici ettari di terreno coltivato. Fin da giovane, Carlo ha dimostrato interesse per l’arte e il disegno, creando quadri e sperimentando con materiali come la creta e il legno. La sua passione lo ha portato a fare il suo primo quadro a olio a soli sei anni. Tuttavia, i genitori speravano che intraprendesse una carriera diversa, forse come medico o avvocato, e lui ha inizialmente frequentato il liceo scientifico.Il suo interesse per l’arte e il disegno, in particolare per i surrealisti come Salvador Dalì, ha continuato a crescere, così come la sua curiosità per l’esoterismo e l’alchimia. Questo periodo non è stato facile per lui, poiché aveva difficoltà a socializzare con i compagni di scuola e ha iniziato a soffrire di cefalee che in seguito lo avrebbero portato a ricoveri in ospedale. Dopo il diploma, Carlo si è iscritto alla facoltà di architettura a Firenze, ma ha avuto difficoltà a seguire i corsi e ha trascorso il suo tempo nei musei e a fotografare. Nel frattempo, le sue cefalee peggioravano, costringendolo a rimanere al buio durante le crisi.Dopo i ricoveri ospedalieri, Carlo ha lasciato l’università e è tornato a Coccolia. Nel 1976, l’anno successivo, la sua salute ha iniziato a migliorare e ha deciso di frequentare un corso di disegno anatomico presso l’ospedale Rizzoli di Bologna, dove si è distinto e ha ottenuto riconoscimenti per le sue illustrazioni anatomiche. Nel 1979, completamente ristabilito, ha ottenuto il diploma di illustratore anatomico e ha iniziato a lavorare presso uno studio di grafica e disegno tecnico a Ravenna, dove si è ispirato al decorativismo di artisti come Klimt. Nel 1980, la sua famiglia si è trasferita a Villafranca, dove Carlo ha continuato l’attività di grafico in proprio e ha iniziato a dipingere in modo continuativo, sperimentando con tecniche derivate dal fumetto e dall’arte di Klimt.Negli anni ’80, ha intensificato la sua ricerca artistica, esponendo i suoi quadri in mostre collettive e guadagnando riconoscimenti come grafico e fotografo. La sua attenzione alla tecnologia e all’artigianato lo ha reso abile nella computer grafica e nella preparazione dei colori tradizionali. Negli anni ’90, Ravaioli si è allontanato dalla fotografia, ha continuato a dipingere e ha studiato artisti come Modigliani, Casorati, Carrà e De Chirico. Ha intrapreso una strada artistica personale, affinando il suo stile e la sua tecnica. Nel 1998, ha tenuto la sua prima mostra personale all’oratorio di S. Sebastiano a Forlì, segnando l’inizio della sua carriera come pittore. Da allora, la pittura è diventata la sua principale passione, con un’attenzione scrupolosa ai dettagli tecnici e una continua ricerca di nuove espressioni artistiche.
Cédric Honet è nato nel 1972 a Parigi, dove oggi vive e lavora. All’età di sedici anni ha iniziato con i graffiti e da allora si è fatto un nome nella scena. Prima lungo i binari del treno a Parigi, poi in altre città europee e infine in Asia, in città come Bejing o Tokio. Honet esclude completamente l’idea di introdurre graffiti sensu stricto nell’area espositiva. Egli considera i graffiti a modo suo, cioè come una pratica: un “atto” e non solo il suo risultato. I graffiti sono registrati come un atto di natura “simbolica”, un’azione quotidiana. All’illustrazione gotica, ispirata soprattutto alla sua vita in movimento, unisce l’esplorazione romantica e il riciclo di luoghi abbandonati, dimenticati e nascosti.Sia durante i suoi viaggi, passeggiando per le città, sia durante la realizzazione di graffiti, Honet si diverte a scoprire cose nuove e cerca l’avventura dell’ignoto. Ogni volta che intraprende un viaggio attraverso l’Europa, la bellezza delle sue opere si erge lungo tutto il percorso come una moderna “via crucis”. È per questo che sceglie con tanta meticolosità i luoghi dove lasciare le sue creature e le sue parole. Attraverso scheletri, mostri, donne morte e testi cablati, descrive un mondo che esiste solo nel profondo. L’illustratore e graffitista è regolarmente invitato ad abbellire luoghi con la sua arte, come la sala concerti Fri-Son di Friburgo in Svizzera, la stazione della metropolitana di Krienau a Vienna o il turismo di Marsiglia. Ha anche collaborato con marchi di moda, tra cui Lacoste, Prada e Louis Vuitton.
“Non avrò mai abbastanza colore per dipingere i miei pensieri”.
Consegue il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, nella sezione dedicata alla scultura. La sua opera è sia pittorica che scultorea con evidenti accenti metafisici. Grafismi rupestri, mitologici e immagini contemporanee, sono i soggetti preferiti dall’artista. Con le sue costruzioni dirompenti che mescolano tecniche diverse, dal collage alla pittura, dall’inserimento di scritte alla stratificazione dei supporti, Andrisano codifica i sogni di fuga e celebrità dell’ultima generazione mescolandoli con slogan pubblicitari, fotografie, graffi, lampi di rosso e geroglifici postmoderni. Un atteggiamento in linea con il tradizionale ruolo di critica di gran parte del collage e del décollage quale tecnica artistica di denuncia. Quella di Andrisano è una complessa indagine su identità, identificazione e scarto tra generazioni.
L’artista, croata di origine a di nazionalità italiana, rivisita a suo modo il mondo di Diabolik per dare vita alle Diabolik Pop Ikon. Una serie di opere che colpiscono lo spettatore con i colori, con la tecnica, ma soprattutto con i soggetti delle tele. Personaggi tratti dalla ultracinquantenaria saga di Diabolik, ma non i protagonisti del celeberrimo fumetto noir, non il Re del Terrore o Eva Kent: lo spazio è tutto per i personaggi secondari. Norma, Mascia, Jonas, Anna Karena, sono solo alcuni dei volti-icona che, per la loro funzione pop, ricordano Warhol e Lichtenstein, arricchiti di sfumature ipercontemporanee: materiali come polveri fluorescenti, smalti, glitter, colori acrilici, cristalli e tecniche pittoriche, si fondono, infatti, al linearismo del fumetto. Il fumetto noir diventa un mezzo per porsi domande inquietanti su temi che ci appartengono.
Daniele Misani vive e lavora a Bellusco, in Brianza. Dopo aver compiuto gli studi artistici, diplomandosi al liceo artistico “Preziosissimo Sangue” di Monza e laureandosi con lode in scenografia all’Accademia di Brera, con una tesi su Fabrizio De Andrè, ha lavorato come scenografo presso uno studio cinematografico di Milano e dal 2009 lavora come libero professionista in diversi ambiti artistici (design, pittura, decorazione e grafica). Oltre a partecipare a numerosi concorsi artistici, le opere di Daniele Misani sono state esposte in mostre personali e collettive nazionali e internazionali. La ricerca artistica di Daniele Misani è orientata alla scoperta di nuovi linguaggi e materiali per “raccontare” e “illustrare” grandi personaggi e grandi storie.
Dany Vescovi è nato nel 1969 a Milano, città dove attualmente vive e lavora. Da diversi anni Vescovi persegue e porta avanti un tema floreale che è diventato uno standard personale. Le immagini di oggi si fanno più complesse e intrecciano la tradizione visiva dei fiori con interruzioni inaspettate, raffigurando spazi nuovi e stranissimi, come gettati via e resi vuoti nell’urgenza di un blackout comunicativo. L’artista combina pittura figurativa e astrazione geometrica con precisione fotografica, in composizioni dal forte dinamismo, creando un’unione armoniosa, sostenuta dalla forza del colore saturo e da una composizione rigorosa. L’immagine floreale sembra scomporsi e poi ricomporsi perennemente nelle partizioni verticali del quadro, come se fossero fotogrammi in rapida sequenza. Sulla tela l’artista crea un cortocircuito visivo attraverso una costante interferenza, una trasformazione delle immagini figurative in forme e volumi astratti frammentati.
Domitilla Bertusi, nasce a Losanna in Svizzera nel dicembre del 1982. A 15 anni si trasferisce con la famiglia a Roma, dove prosegue gli studi presso il Liceo Francese. Dopo la scuola, indecisa tra la Grafica e l’illustrazione, si iscrive al corso di Grafica all’Istituto Europeo di Design, diplomandosi dopo tre anni. Lavora di giorno come Free- lance, la sera però si dedica alla sua passione, il disegno. Col tempo decide di lasciare la grafica per l’illustrazione. Nel 2012 ha pubblicato con ElectaKids il suo primo libro Mimmi e Momi – Un giorno speciale. Nella primavera 2013 ha illustrato la campagna Kids Primavera/Estate per il sito Yoox.com Vive e lavora a Roma con il suo marito e le sue due bambine.
Franco Guerzoni (Modena, 1948), artista, fin dai primi anni Settanta si dedica alla produzione di opere che raccontano una personale esplorazione del mondo dell’archeologia, concentrandosi in particolare sulle stratificazioni della cultura e sull’ideale di “antico” come perdita e assenza. Adotta precisi sistemi di rappresentazione delle immagini, utilizzando anche la fotografia e facendo continuamente riferimento al lavoro dei suoi contemporanei (tra cui Vaccari, Parmiggiani e Ghirri). Negli anni Ottanta ha realizzato grandi tappezzerie in carta che indagano l’idea di una geografia immaginaria (“Carte di viaggio”, “Grotteschi” e “La parete dimenticata”), mentre nel 1990 ha presentato il progetto “Decorazioni e rovine” in una mostra personale alla Biennale di Venezia.A partire dagli anni Novanta realizza ampi cicli di opere che proseguono la sua indagine sul tempo e sulla poetica delle rovine, con un approccio interpretativo che crea una sorta di “archeologia senza restauro”. Dal 2006 trasferisce la sua pittura sui muri stessi, alimentando l’idea di una forma di pittura “murale” che insegue il rapporto con lo spazio, l’architettura e il tempo, utilizzando il pigmento come strumento di rivelazione, scoperta ed espressione della memoria, una presenza forte che emerge quasi liricamente dalla superficie bianca. Guerzoni ha esposto in numerose gallerie di importanza nazionale e in molte istituzioni pubbliche (tra cui la Galleria Rondanini di Roma, la Rotonda della Besana di Milano, la Galleria Civica di Modena, la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, la GAM di Torino e il Nervi Polo Museale di Genova).
Giampaolo Talani è nato a San Vincenzo (LI) nel 1955. Dopo il Liceo Artistico a Lucca e a Firenze, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze dove ha come maestro Goffredo Trovarelli.
Nato a Trieste nel 1910, è pittore, critico d’arte, teorico e storico. Fondatore Nel 1948 del Movimento Arte Concreta MAC con Monnet, Soldati e Munari; all’interno del movimento ha rappresentato un cardine teorico. Professore Ordinario di Estetica a Milano, Cagliari, Trieste, ha insegnato come visiting professor in decine di università nel mondo. Autore di innumerevoli saggi di estetica, tradotti in tutto il mondo, tra i quali “Le oscillazioni del Gusto”, “L’intervallo perduto”, “Kitsch”. Collabora dagli anni ’70 con il Corriere della Sera. E’ ritenuto uno dei maggiori studiosi di arte al mondo.Teorico e critico d’arte, design e architettura tra i più apprezzati a livello internazionale, Gillo Dorfles si è occupato di designer fin dagli anni Trenta, confrontandosi costantemente con gli stili e i linguaggi più attuali, guardando al mondo senza pregiudizi estetici. Basti pensare ai suoi studi sul Kitsch, divenuti un punto di riferimento internazionale. Eclettismo, per Gillo, significa avere una mente aperta, non sacrificare la propria identità né intraprendere avventure intellettuali uniche. La pittura è stata una parte costante della sua vita e la sua produzione, in termini qualitativi, ha raggiunto un livello riconosciuto e consolidato senza che egli abbia mai abbandonato la continua ricerca, che sembra nascere dal desiderio di confrontare e contrapporre le idee; i suoi Vitrioldrawings, esposti nel 2017, non rappresentano altro che l’ultima tappa del suo sviluppo come visionario.
Giorgio Griffa (Torino, 1936), artista, è figura di spicco del panorama artistico internazionale e tra gli esponenti della ricerca pittorica contemporanea, già dagli anni Sessanta. Nel 1968 abbandona la figurazione per indagare un nuovo linguaggio che caratterizzerà tutta la sua carriera di pittore: la tela si anima di segni elementari, realizzati con colori acrilici a base acquosa stesi sulla superficie grezza (iuta, canapa, cotone o lino), lasciata “al vivo”, senza telaio o cornice. Le sue opere sono corpi liberi e vibranti, fissati direttamente a parete con piccoli chiodi che ne sostengono solo l’estremità superiore; il suo lavoro – suddiviso in cicli – è definito un “costante non finito”, con una cifra stilistica fondata sulla ripetizione del gesto, che assume la ritmica consistenza del segno iconico e la grammatica espressiva della scrittura.
Giuseppe Linardi è nato a Buenos Aires nel 1971. Giovanissimo si è trasferito a Follonica, in Toscana, dove vive e lavora. Ha frequentato il Liceo Artistico di Grosseto e si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Sebbene la prima fase del lavoro dell’artista sia stata dedicata all’Iperrealismo, il suo stile si è sviluppato in maniera più spontanea, passando attraverso varie tecniche e soggetti: dalle nature morte e i paesaggi ai grandi ritratti iperrealistici, dalle tecniche pittoriche del dripping alle sculture e alle installazioni. Negli ultimi anni, nella piena convinzione che ogni idea debba essere sviluppata attraverso mezzi appropriati, l’artista ha realizzato diversi progetti, muovendosi sempre al confine tra astrazione e figurazione.Oggi “decodifica” è la parola chiave del lavoro pittorico dell’artista. Le immagini che ha dipinto in passato, cercando di renderle il più possibile reali, quasi palpabili, vengono ora sezionate, smembrate e ridotte al limite della figurazione. Quella pittura così perfetta, realizzata in modo quasi maniacale, ora esplode e si frantuma in pennellate. Questi segni di schizofrenia, chiamati “codici” dall’artista stesso (da cui il nome “decodifica” dato alla sua tecnica), sono gli elementi costitutivi della sua nuova ricerca artistica. Si tratta di una tecnica pittorica che gli permette di dipingere più liberamente rispetto al passato, quando si atteneva alle regole della pittura iperrealista accademica. La sua tecnica attuale è il risultato di una lunga ricerca, di una sperimentazione sui soggetti, di una decostruzione e ricostruzione delle immagini.Tutte le immagini che dipinge con questa tecnica richiedono una profonda capacità di lettura, uno sforzo visivo che viene ripagato dalla scoperta del soggetto, che si svela lentamente e si arricchisce continuamente di nuovi dettagli. Le opere di Giuseppe Linardi sono un’esperienza ottica da non perdere. Le sue tele luminose sono fonti di sensazioni ottiche sconcertanti come immagini di occhi magici o schermi interattivi. Davanti ai suoi quadri gli spettatori rimangono ipnotizzati dalla decodifica dei segni che li riportano al caos di alcuni aspetti della vita quotidiana. L’abile manipolazione dei pigmenti dell’artista trasforma le immagini statiche in vibranti animazioni che diventano metafore dell’intricato disegno dell’universo.
Guido Deleu (1932) è uno scultore e ingegnere civile belga che ha lavorato per la maggior parte della sua vita per l’azienda Philips. Dopo il pensionamento, ha deciso di dedicare la sua vita all’arte e alla scultura. Il suo percorso artistico è iniziato presso l’Accademia delle Arti di Roeselare, seguito da diversi laboratori a Carrara, in Italia, concentrandosi sulle tecniche di intaglio nel marmo. Le creazioni di Deleu in ceramica e bronzo hanno una qualità contemporanea, sofisticata ed equilibrata, che le rende il complemento perfetto per qualsiasi interno. La sua creazione più iconica è The Visitor, una figura gentile e amichevole che chiunque accoglierebbe a braccia aperte.
L’artista catalano Jaume Sans è stato un pittore e scultore d’avanguardia. Le sue opere surrealiste utilizzano forme naturali, collage e prospettiva per creare scene disorientanti e suggestive. Tuttavia, l’artista si è anche dedicato al design di prodotti e mobili, creando pezzi per se stesso. Uno di questi progetti era la lampada Pie de Salon, oggi prodotta da Santa & Cole. Nato a Sitges (Barcellona), Jaume Sans trascorre la maggior parte della sua infanzia a Cuba con la famiglia. In seguito, tornato a Barcellona, viene introdotto alla rivista L’Amic de les Arts, uno dei periodici che contribuirono a rivoluzionare il panorama artistico degli anni Venti, pubblicato a Sitges tra il 1926 e il 1929. Alla rivista collaborarono artisti come Salvador Dalí, il critico Sebastià Gasch e i letterati J.V. Foix e Lluís Montanyá. Nei primi decenni del XX secolo, i centri d’avanguardia erano quasi inesistenti in Spagna, con la rara eccezione di Barcellona. La città accolse gli artisti esiliati dalla Prima Guerra Mondiale e la sua tradizione di innovazione permise la nascita di programmi espositivi più audaci. Mostre come quella delle Galeries Dalmau del 1912, che fu la seconda mostra d’arte cubista tenuta fuori Parigi, o l’Esposizione Universale del 1929, che includeva il rivoluzionario padiglione tedesco di Mies van der Rohe, collocarono la città sulla mappa artistica europea.Dal 1932 al 1933, e contro la volontà della sua famiglia, Sans frequenta la Scuola di Arti e Mestieri, dove incontra Angel Ferrant, che avrà una profonda influenza sul suo lavoro. Sans fa parte degli Amics de l’Art Nou (ADLAN), un gruppo di artisti che promuove la diffusione delle nuove arti e organizza mostre come il Circo in miniatura di Alexander Calder o gli Oggetti di Joan Miró. Nel 1935 espone le sue sculture insieme a Ramon Marinel-lo e Eudald Serra nella mostra Tres Esculptors organizzata dall’ADLAN alle Galeries d Art Catalònia di Barcellona. Questa mostra di stampo surrealista fu fondamentale per l’evoluzione della scultura catalana contemporanea. Contemporaneamente, Jaume Sans inizia a esprimersi anche attraverso la pittura, prediligendo le forme organiche. Le sue opere fecero parte dell’Esposizione Logicofobista del 1936, la più importante mostra surrealista della Spagna dell’epoca. Allestita alle Galeries D Art Catalonia di Barcellona, la mostra presentava opere di Artur Carbonell, Leandre Cristòfol, Angel Ferrant, Jaume Sans e altri. Il logicofobismo aggiunse un tocco poetico e plastico al radicalismo surrealista.L’avanguardismo catalano è stato guidato da ADLAN e dagli architetti del GATCPAC (Gruppo di architetti tecnici catalani per il progresso dell’architettura contemporanea). L’avanguardismo catalano ha faticato a farsi accettare dal pubblico locale, ma è stato accolto con maggior favore a livello internazionale. Di conseguenza, artisti come Jaume Sans iniziarono a internazionalizzare le loro opere; questo fino allo scoppio della guerra civile spagnola, che interruppe tutte le loro attività artistiche. Durante la guerra, le opere sono sporadiche e comprendono esperimenti di collage con la compagnia dell’architetto Alfonso Buñuel e una mostra di dipinti nella sala Gaspar nel 1958. Dopo la guerra, Jaume Sans iniziò a sviluppare il proprio design di mobili. Tra le sue creazioni spicca la lampada da terra Pie de Salón, oggi edita da Santa & Cole. In seguito, l’artista si è dedicato al design industriale, trasmettendo la sua passione per questa disciplina ai suoi tre figli, che oggi lavorano nel settore. Impegnato e determinato, Jaume Sans è una figura chiave del surrealismo catalano e del suo passaggio agli albori del design industriale.
Jeanie è nata e cresciuta a Hong Kong. Da bambina sognava di diventare un’artista e un’astronauta, ora vuole toccare profondamente il cuore delle persone con i suoi disegni e dipinti. Per qualche motivo ha scelto di studiare economia all’università. Dopo essersi laureata all’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong, ha lavorato per un paio d’anni nel settore bancario. Nel 2009 ha lasciato il suo lavoro stabile per realizzare il suo sogno d’infanzia di diventare un’artista. Oggi Jeanie si dedica con impegno alla sua arte e impara ogni giorno cose nuove. Spera inoltre che la sua arte possa contribuire a rivelare a tutti la bellezza della vita.
Nata nel 1971, Joana Vasconcelos è un’artista visiva nota per le sue sculture monumentali, la cui pratica venticinquennale si estende al disegno e al cinema. L’artista aggiorna il concetto di arti e mestieri al XXI secolo e incorpora oggetti di uso quotidiano con ironia e umorismo, creando un ponte tra l’ambiente domestico e lo spazio pubblico e mettendo in discussione la condizione della donna, la società consumistica e l’identità collettiva. Il successo internazionale è arrivato in occasione della prima Biennale di Venezia mai curata da donne con The Bride nel 2005, seguita da Trafaria Praia, il primo padiglione galleggiante della Biennale in rappresentanza del Portogallo nel 2013.L’artista più giovane e l’unica donna mai presente alla Reggia di Versailles, con un record di 1,6 milioni di visitatori, la sua mostra del 2012 è stata la più visitata in Francia negli ultimi 50 anni. Nel 2018, Vasconcelos è stata la prima portoghese a esporre al Guggenheim Bilbao con una grande retrospettiva, che è stata una delle più visitate nella storia del museo e ha raggiunto il quarto posto nella Top 10 annuale delle mostre di The Art Newspaper. Nel 2022 prepara, tra le altre opere, un Albero della Vita per la Cappella del Castello di Vincennes (Parigi, Francia) e il suo progetto più ambizioso: la Torta Nuziale per il Waddesdon Manor di Lord Jacob Rothschild (Inghilterra).
Laura Zeni frequenta l’Accademia di Brera e dagli anni ’80 partecipa a diverse mostre personali e collettive in Italia.Nel 2012 in occasione della fiera White alla MyOwnGallery di Superstudiopiù a Milano, inaugura la personale “Laura Zeni. Illuminazioni” a cura di Fortunato D’Amico, con catalogo Skira.Nel 2013 espone allo Spazio Tadini e partecipa alla collettiva al Macs – Mazda Con-Temporary Space di Milano; è presente al Fuori Salone presso Superstudio 13 e ad AAM – Arte Accessibile Milano, nello spazio Eventiquattro ed espone ad Alba e allo Spoleto International Art Fair 2013.Partecipa alla IX Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Firenze e agli eventi di Arte da Mangiare.In occasione di Fiera ArteCremona 2014 espone al Palazzo Comunale; alla Milano Design Week 2014 è presente a Superstudio Più nell’evento “Double Room” del Gruppo Porcelanosa e al Temporary Museum for New Design. Partecipa alle collettive alla Fortezza del Priamàr di Savona, all’International Festival Art Expo Spoleto 2014 e allo Spazio Tadini di Milano. È presente con una personale alla Triennale di Milano.Attualmente vive e lavora a Milano